Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana”, di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, Venerdì 15 Dicembre ore 17 Centro Allende
8 dicembre 2017 – 18:30 | No Comment

Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana“,
di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,
Venerdì 15 Dicembre ore 17 Centro Allende
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Marco Stretti presenta “L’impronta nella storia” Martedì 6 dicembre ore 17 al CAMeC

a cura di in data 2 dicembre 2016 – 23:42Nessun commento
Invito

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MARCO STRETTI PRESENTA “L’IMPRONTA NELLA STORIA
Martedì 6 dicembre ore 17 CAMeC

L’Associazione Culturale Mediterraneo, in collaborazione con la Chiesa Cristiana Evangelica Battista della Spezia, ha organizzato martedì 6 dicembre alle ore 17 al CAMeC (piazza Battisti,1) la presentazione del libro di Marco Stretti “L’impronta nella storia. La Missione della Spezia nella storia italiana”. All’iniziativa, inserita nel ciclo “Religioni e politica”, interverranno, oltre all’autore, il senatore Vannino Chiti, studioso del rapporto tra religioni e politica, e Martin Ibarra, membro della Commissione storica dell’Unione delle Chiese Evangeliche Battiste Italiane.

Con questa ricerca l’autore, spezzino e pastore valdese a Genova, ha ricostruito, con materiale in gran parte inedito, l’impronta che la Missione Evangelica della Spezia ha lasciato nella storia, soprattutto con la realizzazione di scuole e orfanotrofi. Il fecondo rapporto tra evangelici e popolazione locale dura dal 1852 e si sviluppa attraverso le due guerre mondiali, il fascismo, il contributo alla Resistenza, fino ad arrivare al secondo dopoguerra. L’apporto delle chiese riformate fu non da poco soprattutto negli anni di crescita tumultuosa della città, tra ‘800 e ‘900, quando si formò la più grande collettività spezzina, e prosegue fino ai giorni nostri, con attività sociali e la partecipazione all’iniziativa civile del “Tavolo delle povertà”.

 

 

Martedì 6 dicembre al CAMeC è stato presentato il libro, per iniziativa dell’Associazione Culturale Mediterraneo e della Chiesa Evangelica Battista, L’impronta nella storia di Marco Stretti (Ycp editore) davanti a una sala affollata.

Il libro chiude il ciclo corposo delle iniziative che la locale Chiesa Evangelica Battista ha promosso per celebrare i 150 anni della sua nascita e delle sue attività che costituiscono parte integrante della vita della Spezia. I missionari protestanti, infatti, si inserirono con efficacia nel tessuto sociale cittadino sfruttando le possibilità che il clima socio-politico dell’epoca loro offriva, ma intervenendo con opere che li resero benemeriti presso la cittadinanza: dalle scuole agli orfanotrofi, dall’aiuto agli strati sociali più disagiati alla presenza e all’azione che si manifestò nel momento tragico e drammatico quale fu il primo colera del 1884. Per questo la città li apprezzava e li amava, al punto che venne anche proposto che ai missionari venisse concessa la cittadinanza onoraria, per questo lo scorso sabato 12 novembre è stata intitolata una strada al missionario Edward Clarke che nel 1866 diede vita alla missione battista spezzina, nei pressi della clinica Alma Mater che era stata precedentemente stata l’ultima sede dell’Orfanotrofio femminile che nacque immediatamente dopo i terribili giorni dell’infezione colerica.

Nel particolare, il libro presenta una quanto mai abbondante documentazione finora sconosciuta che l’Autore è stato capace di reperire in archivi stranieri, soprattutto britannici.
Il Presidente di Mediterraneo Giorgio Pagano ha introdotto alla lettura del libro e alla sua disamina sottolineando il contributo che il testo apporta per una migliore conoscenza del territorio e della sua storia proprio in virtù dei documenti prodotti. Nel particolare, Pagano ha rimarcato l’importante azione contributiva all’educazione popolare che esercitarono le scuole istituite dal missionario inglese e poi continuate dal suo successore Arrigo Erberto Pullen. Gli istituti scolastici rivolgevano la propria attenzione verso un’utenza che era soprattutto socialmente disagiata. Ciò spiega il favore e la simpatia che i battisti si guadagnarono presso la popolazione e motiva anche l’apprezzamento che l’Amministrazione comunale sempre manifestò verso chi con il proprio intervento veniva ad alleviare la situazione delle casse comunali.

Il Senatore Vannino Chiti ha presentato il libro di Stretti iniziando con un’osservazione di carattere metodologico. Infatti, innanzitutto ha messo in risalto quanto sia importante mantenere la memoria del trascorso al fine di guadagnare una maggiore consapevolezza del presente che si vive e che non può essere adeguatamente compreso senza conoscere da quali premesse esso scaturisce. Entrando poi nel merito de L’impronta nella storia, Chiti ha evidenziato come si manifesti subito una cesura con la tradizione religiosa allora imperante per il fatto che la Bibbia veniva diffusa, fatta conoscere, letta. Diventava patrimonio collettivo, non era più proprietà esclusiva di un ceto che era demandato alla sua divulgazione. Un’osservazione che egli ha fatto, è la chiosa di questo concetto, è il non esserci alcuna possibilità di libertà in assoluto se difetta anche una sola delle tante piccole libertà fra le quali va evidentemente compresa quella religiosa. A questo proposito, Chiti ha evidenziato quanto oggi sia importante e necessario un dialogo stretto e intenso che comprenda chi professa diverse fedi, chi pratica religioni apparentemente distanti fra loro, chi si sente estraneo a problematiche di questo genere in modo che dall’incontro fra le tante componenti possa nascere la cultura della comprensione e dell’accettazione reciproca e si eliminino steccati che sono tanto anacronisticamente privi di senso, quanto inattuali nel mondo globalizzato. Infine, ritornando sulle iniziative scolastiche attuate dai battisti, il relatore ha rimarcato l’importanza di queste istituzioni non solo perché fornivano a chi ne era in qualche misura privo l’istruzione primaria, ma anche per il motivo che Clarke allargò l’orizzonte proponendo scuole professionali che offrirono a chi usufruiva di quel servizio la possibilità di inserirsi proficuamente nel mondo del lavoro. Si trattò, insomma, di una diversa concezione della scuola, più moderna e maggiormente rispondente alle esigenze che venivano avanzate dalla società che si stava velocemente modernizzando. Erano domande inderogabili a cui era impellente fornire una risposta; per questo l’opera di Clarke e di Pullen è altamente meritoria e da rivalutarsi non per fare agiografia, ma per riflettere su che cosa significhi davvero la parola istruzione nel mondo contemporaneo.

Il secondo oratore che ha presentato il libro di Stretti è stato Martin Ibarra, Pastore della chiesa battista di Chiavari e membro della Commissione storica dell’Unione delle Chiesa battiste d’Italia. Dopo avere ribadito quanto fu importante l’istituzione di scuole che andavano a sostenere le componenti più deboli della società italiana nel momento storico in cui il neonato Regno andava strutturandosi, ha affermato che il libro di Stretti trova una sua ragione anche nell’avere analizzato la personalità di Clarke e del suo successore Pullen, nell’analisi delle quali si ritrova la presenza indefettibile di un’incrollabile fede cristiana che supporta l’azione nel mondo aiutando nel superamento delle difficoltà nelle quali ci si imbatteva quasi quotidianamente, alcune delle quali essendo davvero difficili da affrontare. Ibarra si è poi inserito nella questione su quanto Clarke fosse realmente battista, se cioè egli volesse dare vita a una chiesa collegata con quella denominazione “ufficiale”, oppure mantenere solo un collegamento con i principi che ispirano il Battismo: la pubblica confessione di fede fatta dagli adulti tramite l’immersione totale nell’acqua e il mantenere la dimensione congregazionalista, cioè l’autonomia decisionale ed amministrativa di ogni singola comunità che non risponde a nessun centro come le chiese di tipo presbiteriano. Ibarra ha ricordato che è impensabile capire appieno Clarke se non si ricorda la sua formazione che è frutto del Pietismo che caratterizza il movimento protestante dalla seconda metà del Seicento e che predicava il rinnovamento interiore di ogni singolo credente, cosa che Clarke fa senza dimenticare l’azione nel mondo. Del resto, ha rammentato ancora il Pastore, la parola “Battismo” indicava un retroterra culturale ed una mentalità prima ancora che un’istituzione religiosa. Per questo, Clarke interviene nella società, offrendo gratuitamente quello che con pari gratuità aveva ricevuto. Con questo si inserisce nel filone principale della Riforma che con il sola gratia esprime l’estraneità del credente alla propria salvezza nell’ottica che le opere che pratica non sono condizioni di salvezza ma solo testimonianza di fede. In questo modo, secondo Ibarra, si risolve il per lui apparente contrasto fra spiritualità e libertà. L’oratore protestante ha concluso affermando la validità del libro che introduce, con il fatto che la Storia scritta con la lettera iniziale maiuscola, è abilitata a essere solo per la presenza delle microstorie, che non sono per nulla storie di serie B, ma solo la premessa necessaria perché poi da loro sorga e si formi la Macrostoria.

Dopo queste presentazioni, è intervenuto Marco Stretti, autore del libro. Dopo avere ringraziato la moglie e la figlia per il contributo fattivo fornitogli durante la stesura del testo, ha affermato che il suo lavoro non riguarda solo una fenomenologia religiosa, ma anche un segmento importante e considerevole della storia della Spezia nel periodo della sua formazione come città moderna e del suo strutturarsi come tale. Di Clarke e del suo successore Pullen, ha affermato che non si può non dire dell’impegno sociale che essi hanno sempre manifestato nei confronti di chi aveva bisogno, sostenuti in questo dalla propria fede che li aiutava in continuazione in ogni frangente, i più ardui compresi. Stretti ha ricordato come entrambi non si fermassero mai davanti alla difficoltà, che poi in sostanza voleva dire non avere le risorse finanziarie necessarie per portare avanti le iniziative che si riteneva giusto compiere. Quando mancavano gli aiuti dall’Inghilterra, i missionari non si fermavano, ma andavano avanti mettendo in pratica i loro progetti, anche in maniera apparentemente sconsiderata. Ma neppure una sola delle cose che volevano realizzare, non andò a buon fine. In questo Stretti vede l’intervento divino e nelle sue parole non è difficile avvertire l’eco di Matteo, 6:26-28. L’Autore, riprendendo il concetto di “gratuità” nel dare, ha affermato che il sostegno, di qualunque tipo esso potesse essere, veniva elargito indifferentemente a chiunque senza che gli venisse chiesto a quale chiesa apparteneva, né si pretendeva che chi avesse beneficiato di un sostegno, abiurasse poi alla propria convinzione religiosa perché aveva goduto di un aiuto venuto dal versante opposto. Era un essere umano che aveva bisogno di una mano e gliela si offriva spontaneamente senza chiedere nulla in cambio. Da questo contesto deriva l’affermazione è che avere una fede è dare un senso alla propria esistenza, una fede che va ricercata anche perché costituisca una testimonianza di fronte agli altri. Stretti si è soffermato, quindi, sulla figura di Arrigo Pullen. Il missionario fu persona molto amata dagli Spezzini che, da tutti, era chiamato “il signor Pullen”, ma che era conosciuto in ogni loco del mondo come “Pullen di Spezia”.

Un problema che tanto l’Autore quanto i due relatori hanno affrontato, è il rapporto che la Missione battista intrattenne con il regime fascista e, soprattutto, quale fu l’atteggiamento di Pullen nei confronti dello Stato sorto dopo la marcia su Roma e poi dopo il 3 gennaio ’25 quando si iniziò a instaurare lo Stato totalitario. Se sarebbe opportuno usufruire di una maggiore documentazione sulle relazioni fra il missionario battista e gli organi del potere locale, i tre relatori hanno concordato nel dire che Pullen adottò una strategia di attenzione evitando di esporre la Missione a una rappresaglia che avrebbe pregiudicato mezzo secolo di lavoro, di predicazione, di proselitismo. Sta di fatto che il regime dopo un iniziale atteggiamento di simpatia, specie dopo la guerra d’Etiopia e le sanzioni, mutò la sua condotta adottando comportanti molto più aspri che portarono alla chiusura tanto improvvisa quanto brutale delle scuole che avevano sede nei locali della Casa della Buona Novella, di via Milano numero 4, oggi 40. La riunione è stata poi chiusa con numerosi interventi del pubblico e le risposte dei relatori.

icona-pdfClicca qui per leggere l’Introduzione di Marco Stretti a “L’impronta nella storia”

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