Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana”, di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, Venerdì 15 Dicembre ore 17 Centro Allende
8 dicembre 2017 – 18:30 | No Comment

Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana“,
di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,
Venerdì 15 Dicembre ore 17 Centro Allende
Venerdì 15 dicembre alle 17 al …

Leggi articolo intero »
Crisi climatica e nuove politiche energetiche

Economia, società, politica: anticorpi alla crisi

Quale scuola per l’Italia

Religioni e politica

Ripensare il Mediterraneo un compito dell’Europa

Home » Città della Spezia Rubrica Luci della città

Le tante incognite del porto – prima parte

a cura di in data 10 novembre 2016 – 22:08Nessun commento
La Spezia, lo scaricatore carbone Enel    (2011)    (foto Giorgio Pagano)

La Spezia, lo scaricatore carbone Enel
(2011) (foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia, 6 novembre 2016 – Non è la prima volta, nella storia della portualità italiana, che una Procura irrompe nella gestione dei moli. Le Autorità Portuali sono “soggetti a rischio corruzione”, come ogni altro ente chiamato a gestire concessioni, appalti e gare per centinaia di milioni di euro. A Spezia non era mai accaduto, e la faccenda sembra grave. Da alcuni passaggi dell’ordinanza dei magistrati che accusa il Presidente dell’Autorità Portuale Forcieri, il dirigente Maurizio Pozella e alcuni imprenditori, emergono particolari inquietanti. Naturalmente, fino ai processi, vale la presunzione di innocenza: il garantismo è doveroso. Ma testimonianze e intercettazioni evidenziano un quadro di rapporti e di intrecci tra il gruppo dirigente dell’AP e alcune imprese che, se fosse confermato, sarebbe davvero preoccupante.

Consideriamo, per esempio, i fatti del marzo 2016, per i quali Forcieri, Pozella e l’amministratore delegato di La Spezia Container Terminal Michele Giromini sono accusati di turbativa d’asta in concorso. Il caso in questione è quello della società delle crociere, la APLS investimenti, società pubblica in mano all’Autorità Portuale al 100%, per la quale era prevista la cessione dell’80% delle quote (poi saltata per divergenze interne al Comitato Portuale). Dal documento dell’accusa emerge questo: “Pozella, Forcieri e Giromini … concordando il contenuto del bando e concordando nello specifico l’inserimento di specifiche clausole volte a favorire proprio l’aggiudicazione di LSCT, turbavano il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando, al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente”. In sostanza Forcieri avrebbe consentito a LSCT di essere favorito nella gara per l’assegnazione delle quote. Perché questo favore? Cosa avrebbe avuto in cambio lo stesso Forcieri? Ce lo rivela una parte successiva del documento dei magistrati. La ricostruzione degli investigatori è questa: Forcieri avrebbe ottenuto un “favore” per Massimo Vigogna, Presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’AP, garantendogli l’assunzione del figlio presso la stessa LSCT. Una promessa che Forcieri avrebbe fatto allo stesso Vigogna che in cambio avrebbe posto in essere “atti contrari ai doveri del suo ufficio, informando il Presidente Forcieri sull’oggetto di possibili controlli, fornendogli elementi significativi da poter utilizzare contro il Segretario Generale Davide Santini, rassicurandolo per eventuali controlli sulle spese fatte come Presidente”. Ecco quindi il disegno, secondo i magistrati: LSCT favorita nella gara sulla società delle crociere, Vigogna ottiene un posto di lavoro per il figlio, Forcieri si garantisce informazioni e favori da chi dovrebbe controllare il suo operato.

Ma non c’è solo questo: sempre legato alla società delle crociere c’è il “palese conflitto di interessi”, che viene contestato a Forcieri per la concessione affidata alla APLS Investimenti, società di cui è Presidente, “procurando intenzionalmente a se stesso e ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale” (gli altri sono esponenti in qualche modo legati al potere cittadino). Con la concessione alla APLS -aggiungono i magistrati- Forcieri ha violato la legge sui porti per l’assenza di una gara pubblica e perché le Autorità Portuali non possono esercitare, neppure tramite partecipazioni di società, operazioni portuali e attività connesse. Non solo: Forcieri, in presenza di un interesse proprio, avrebbe dovuto astenersi, essendo “al contempo Presidente dell’ente concedente (Autorità Portuale) e Presidente della società concessionaria (APLS).”

Ma è tutta la vicenda dell’APLS, costituita nel 2010, che si configurerebbe come una sorta di “mostro giuridico”: tanto che, a quel che viene dato capire, verrebbe considerata illegittima la concessione demaniale a questa società sul lato ovest del molo Garibaldi, deputato ad accogliere le crociere. Viene in mente la polemica di tre anni fa sulla concessione a LSCT per la realizzazione del terzo bacino portuale (si veda il mio “Tre domande su porto e waterfront”, in “Il blog di Mastro Geppetto”, 3 ottobre 2013, leggibile su www.associazioneculturalemediterraneo.com).

La Spezia, il ponte Thaon di Revel    (2013)    (foto Giorgio Pagano).

La Spezia, il ponte Thaon di Revel
(2013) (foto Giorgio Pagano)

Ci sono poi, tornando all’inchiesta, molti altri appalti le cui gare sarebbero state truccate d’intesa con gli imprenditori vincitori. Scrivono i magistrati: “Ciò che emerge… è una non episodicità delle condotte illecite, le quali, al contrario, rappresentano la normale modalità di gestione delle gare pubbliche all’interno dell’AP”. In almeno un caso si verifica il contrasto tra Forcieri e Santini, che “sponsorizzerebbero” imprese diverse. Il Segretario, uomo legato al centrodestra, avrebbe cercato in questa occasione appoggi in uomini politici del suo schieramento. Santini è inoltre accusato di aver favorito, in altre gare, l’imprenditore Marco Condotti, ricevendone in cambio i mobili del giardino della villa.

Vedremo: nessuno, ripeto, è colpevole fino alla condanna. Ma la vicenda, dalle testimonianze e dalle intercettazioni, fa trapelare una “vicinanza” molto pericolosa tra l’Ap e i privati. A 35 anni dall’intervista di Eugenio Scalfari a Enrico Berlinguer l’analisi dell’allora segretario del Pci è quanto mai attuale: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata a questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sottoboss’… Il risultato è drammatico. Tutte le ‘operazioni’ che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere sono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica… Un appalto viene aggiudicato se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura questi vantaggi… Molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più”.

Tutto, rispetto, ad allora, si è aggravato. Sia dal lato dei partiti, ormai finiti e sempre più ridotti a federazioni di clan in perenne lite tra loro per il potere, compreso il partito cosiddetto “di sinistra”. Sia dal lato della società civile: perché una buona parte dell’imprenditoria ha l’abitudine a un rapporto perverso e consociativo con la politica, fatica cioè a competere e cerca una scorciatoia; e perché le pratiche corruttive sono motivate anche dalla creazione di potentati clientelari, che sono l’altra faccia di un mercato del lavoro sempre più precario e povero, in cui avere un lavoro spinge ad affidarsi al potente di turno. Nel 2008 Roberto Saviano parlò di una “corruzione inconsapevole che sta affondando il Paese”. Scriveva: “La cosa enormemente tragica è che nessuna persona coinvolta nelle ultime inchieste giudiziarie aveva la percezione dell’errore, e tanto meno del crimine”. Penso proprio che sia così: prevalgono gli individui, le carriere, la voglia di avere vite esagerate, e la naturalezza con cui tutto ciò avviene è impressionante.

Ma sulla questione morale rimando al mio “Una rivoluzione contro i corrotti”, pubblicato in questa rubrica il 22 giugno 2014. Oggi mi limito a dire due cose. La prima: il Pd spezzino non può mettere la testa sotto la sabbia, perché Forcieri è uno dei suoi massimi dirigenti, tra l’altro voluto come Presidente dell’AP dal Sindaco, con il placet del Pd e del centrodestra. In discussione c’è la questione della gestione del potere e del ruolo di controllo della partecipazione, come hanno scritto in questi giorni Federico Barli del Pd e il PRC. Gestione del potere, certo. Leggiamo cosa dice, intercettato, Davide Santini, a proposito di APLS: “Lui (Forcieri, ndr) si vuole fare bellamente i c…. suoi… nominare il suo amministratore delegato, assumere 4 o 5 delle sue persone e poi dare un po’ di servizi… e si crea il suo polmone di potere come Ma.Ris, come faceva in Fincantieri, come faceva all’Oto Melara”. Siamo proprio sicuri che anche altri “boss” e “sottoboss”, per dirla con Berlinguer, non si adoperino per creare “polmoni di potere” simili? La campana non suona forse per tutti? La seconda cosa è questa: nemmeno la Confindustria spezzina può far finta di nulla. Sarebbe quello che si legge nelle intercettazioni il libero mercato di cui ci si riempie la bocca tutti i giorni?

Per il nostro porto sono, dunque, giorni molto complicati. Tanti, troppi nodi stanno venendo al pettine. Un altro nodo è quello del dragaggio. In questi giorni, infatti, c’è stata un’altra “bomba” giudiziaria, sia pure meno avvertita: secondo la Corte di Cassazione, che ha annullato l’atto di dissequestro del Tribunale del Riesame spezzino, il deterioramento ambientale, durante il dragaggio dei moli Garibaldi e Fornelli, c’è stato (si veda, in questa rubrica, “Dal dragaggio alla Margaret, così soffre il nostro mare”, 10 gennaio 2016). E’ la prima sentenza basata sulla nuova legge sugli eco-reati. Ora che succederà? Si continuerà a dragare come se nulla fosse?

Ci sono poi nodi ancora più di fondo. Nelle scorse settimane la Corte dei Conti europea ha stroncato l’Europa e l’Italia dei porti: almeno un terzo degli investimenti sono stati buttati via, spesi per opere inutili. Anche i porti del Tirreno vengono criticati: Genova, La Spezia, Savona e Livorno hanno investimenti programmati o in corso per aumentare del 50% (ossia di altri 1,8 milioni di teu) la loro capacità combinata di 3,37 milioni di teu. Ma tutti questi porti, sentenzia la Corte, “sono in concorrenza tra loro per lo stesso entroterra”, “l’attuale capacità non è pienamente utilizzata” e “non sono attesi significativi incrementi del traffico negli anni a venire”. Tradotto: i progetti che avete messo in piedi saranno cattedrali nel deserto. Vogliamo riflettere? La riforma portuale del Ministro Delrio è davvero capace di cambiare rotta? Basta che arrivi il nuovo Presidente Carla Roncallo, una pur molto capace dirigente dell’Anas, per sistemare tutto? Non abbiamo forse bisogno di una discussione seria e di respiro strategico, che coinvolga tutta la città? Su questo tornerò domenica prossima.

lucidellacitta2011@gmail.com

Popularity: 4%