Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Venerdì 29 Giugno ore 17 a Chiavari
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Rispetto e difesa della natura i valori per una nuova sinistra

a cura di in data 22 novembre 2014 – 12:04Nessun commento

La Repubblica – Il Lavoro, 13 novembre 2014 – Anche il dramma di Chiavari, dopo quello di Genova, ci mette davanti all’amara verità: la classe dirigente ligure non ha considerato il contrasto al dissesto idrogeologico come “la” priorità. Ha marciato per il Terzo valico, ma non per la manutenzione del territorio, lo scolmatore del Bisagno, la sistemazione idraulica dell’Entella. E non è riuscita a varare un Piano Territoriale Regionale capace di fermare la cementificazione e il consumo di suolo. Né le cose vanno meglio a livello nazionale: il decreto “Sblocca Italia” stanzia per ridurre il rischio idrogeologico risorse pari al 3% di quanto spende per le “Grandi opere”. E’ questo il nucleo valoriale e programmatico del nascente “partito unico centrale”, o “partito della Nazione”. Nel frattempo i cittadini protestano, ma non trovano un interlocutore politico: la destra è ormai subalterna a Renzi, mentre lo sfascismo del M5S lo rende incapace di incidere nelle dinamiche politiche. Da qui l’affermazione insistita che a Renzi “non c’è alternativa”.

L’opposizione è solo sociale e non politica anche nelle vicende del lavoro. Il “partito unico centrale” toglie i diritti a chi ce l’ha e promette inutilmente lavoro a chi non ce l’ha, mentre di una terza parte neppure si parla: i possessori di grandi rendite e ricchezze. La Cgil sta facendo marciare assieme i lavoratori dipendenti e i giovani precari e disoccupati: il segno di una nuova attenzione del sindacato verso la “nuova umanità” prodotta dalla crisi. Ma, in assenza di una risposta politica, molti manifestanti, come i metalmeccanici genovesi, dichiarano che la prossima volta non andranno a votare. E’ la prova che un sistema politico senza vera opposizione porta all’emergenza democratica: crisi della democrazia rappresentativa e crescita dell’astensionismo. La democrazia vive di lotte e conflitti, deperisce quando vige l’omologazione. La politica rinasce solo se “c’è un’alternativa“, se ritorna la sinistra.

Il tema della sinistra è al centro del mio libro “Non come tutti”, presentato giorni fa al Teatrino degli Zingari della Comunità di San Benedetto. La sinistra ha rinunciato a essere se stessa per “essere come tutti”, come propone Francesco Piccolo nel suo libro, vero e proprio “romanzo di formazione” della nuova sinistra post ideologica, sempre più simile alla destra nelle idee, nel modo di governare, negli stili di vita. Mai come oggi, invece, c’è bisogno di una sinistra che “non sia come tutti”: che entri sì in sintonia con una società cambiata, ma non abbandoni le idee di eguaglianza, dignità e libertà della persona che lavora, solidarietà e difesa della natura, perché sono ancora questi i valori che devono guidarci nei conflitti di oggi. Mai come oggi c’è bisogno di un nuovo partito della sinistra. Credo sia significativo che a sostenere questa tesi sia una persona che ha la mia piccola storia. La storia di chi sette anni fa è uscito dal mondo dei partiti, perché sempre più degradato e lontano dalla vita delle persone, e ha scelto l’impegno sociale e culturale dal basso. Di chi crede, anche grazie all’amicizia con don Gallo, che l’utopia della trasformazione della vita quotidiana delle persone debba diventare il modo di fare politica. Ebbene, oggi, in questo inferno, tutto questo non basta più: deve incontrarsi con una forza politica di sinistra popolare, che potrà sorgere solo da un’osmosi permanente tra politico e sociale. La sinistra ha una prospettiva aperta. Veniamo da molte sconfitte, ma nonostante tutto in questi anni sono cresciute in modo sparso tante idee che ora hanno bisogno di una sintesi, di una riflessione complessiva. Serve un sussulto. Lo dico a tutte le persone di sinistra, dentro, fuori e oltre i partiti: siamo tutti chiamati all’impegno per innescare il processo di ricostruzione della sinistra italiana. Ormai il panorama è chiaro: ognuno può e deve scegliere.

Giorgio Pagano
Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo

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