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Per la Liguria serve un grande New Deal

a cura di in data 4 febbraio 2014 – 19:30Nessun commento

La Repubblica – Il Lavoro – 31 gennaio 2014 – L’indagine del Censis e dell’Abi (Associazione bancaria italiana) su “Territorio, banca, sviluppo – I sistemi territoriali dentro e oltre la crisi” ci consegna non solo un’Italia frammentata ma anche una Liguria in cui coesistono realtà diverse. Degli otto grandi segmenti territoriali in cui viene suddiviso il Paese, due sono presenti all’interno della nostra regione: le “aree del benessere maturo in metamorfosi” e la “fascia mediana inerte a rischio di involuzione”. Del primo segmento fa parte Genova, mentre le altre tre province liguri sono comprese nel secondo. Il capoluogo è inserito nelle aree in cui il livello di reddito è molto alto, i tassi di occupazione sono più elevati della media nazionale e quelli di disoccupazione più contenuti, il quadro demografico è critico ma bilanciato da una buona capacità di attrazione di forza lavoro straniera. Merito di un’industria in crisi ma ancora in grado di generare lavoro, di una buona presenza dei servizi, di una struttura universitaria di livello. La “metamorfosi” è contrassegnata dall’innovazione, che innerva settori consistenti del tessuto imprenditoriale: sono maggiori che altrove le imprese innovative, i servizi ad alta intensità tecnologica, le start up, le dosi di conoscenza tecnico-scientifica applicata ai processi produttivi, l’internazionalizzazione delle imprese.

La “fascia mediana” è più “in mezzo al guado” e meno “capace di mettere a regime le molte potenzialità di crescita”. La variabile più critica di questo cluster è quella demografica: contrazione più forte del tasso di crescita della popolazione, invecchiamento, alto indice di dipendenza degli anziani, minore immigrazione. Tutti gli indicatori economici, dal reddito all’occupazione, sono più bassi. E l’innovazione stenta ad affermarsi, nell’industria come nei servizi.
Probabilmente i tratti omogenei dentro la Liguria sono maggiori di quanto l’indagine faccia apparire, ma un dato è chiaro: Genova può superare la sua crisi e ricostruire un suo ruolo di capoluogo di regione capace di fare da traino a tutta la Liguria. In questi mesi ci sono stati forti contrasti tra Genova e gli altri territori: dai porti alle crociere, dall’Università agli eventi… Le altre province devono uscire dal “rischio involuzione”, accelerando la ricostruzione di un tessuto produttivo su basi nuove. Il loro dinamismo è quindi un bene. Ma devono sapere che senza la ripresa di una grande città come Genova, nessun altro, in Liguria, ce la farà da solo. Genova deve a sua volta andare avanti nella “metamorfosi”, ma deve anche sapere che è bene che giochi un ruolo da “driver” e che metta la sua crescita al servizio dello sviluppo degli altri territori liguri. Perché anche Genova da sola non ce la farà, ha bisogno della Liguria. Tutti, infine, devono chiedere alla Regione uno sforzo maggiore per la coesione e la solidarietà tra tutte le sue diverse forze: quel che serve è un grande New Deal per la Liguria.
Il terreno dell’impegno ce lo indica l’indagine del Censis: il mix tra industria tecnologica innovativa e servizi avanzati, tra modernizzazione della manifattura, che in gran parte vuol dire riconversione ecologica, e modernizzazione dei servizi, sia quelli “storici” come turismo e cultura sia quelli nuovi, come informatica, design, logistica, servizi alle imprese. Con in aggiunta un obbiettivo che questa indagine del Censis non poteva dirci, ma che noi liguri sappiamo essere prioritario: il riassetto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio.

Giorgio Pagano

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