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Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello
Venerdì 27 e Sabato 28 Aprile
a Sesta Godano, Sestri Levante …

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Il Cile nel cuore. 11 settembre 1973, la caduta di Allende

a cura di in data 9 settembre 2013 – 09:34Nessun commento

“Cadimare nascosta”, presentazione fotografica multimediale del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, Cadimare – Sagra dell’anciua, 13 agosto 2013 (2013) (foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia – 8 settembre 2013 – “Mezzogiorno. E’ di colpo il frastuono. Gli aerei passano a volo radente: bombardano La Moneda e si alzano impennandosi proprio sopra di me. L’edificio vibra. I carri armati tirano cannonate. Un istante dopo, un comunicato annuncia che Allende, invitato ad arrendersi, ha rifiutato. A mezzogiorno e un quarto una nuvola nera si alza dalla Moneda. Chi combatte? Allende era protetto da alcuni carabinieri: lo difenderanno? E che cosa può fare la sua guardia personale? Un nuovo comunicato informa che ogni tentativo di resistenza verrà stroncato. Rinasce la speranza: significa che ci si sta battendo in vari punti della città. A mezzogiorno e mezzo mi dicono che la casa di Allende, nella zona est della città, è stata bombardata: giunge, due minuti dopo, la conferma dell’esercito. Gli spari riprendono e si intensificano prima dell’una. Mitragliatrici e cannoni attaccano la Moneda…”. Sono le frasi che quarant’anni fa, l’11 settembre 1973, il sociologo francese Alan Touraine annotò nel suo taccuino mentre assisteva, da un edificio a duecento metri di distanza dal Palazzo presidenziale della Moneda, al colpo di stato contro il Governo di Unitad Popular promosso dai militari guidati dal generale Augusto Pinochet (il diario fu pubblicato con il titolo “Vita e morte del Cile popolare”). Il mondo visse quel giorno con il fiato sospeso. Ricordo le immagini televisive della Moneda sotto il bombardamento. Dentro, asserragliato insieme ai suoi collaboratori, l’allora Presidente del Cile Salvador Allende, immolatosi per la democrazia. Allende morì lo stesso giorno. Sono impresse nella memoria, mia e di molti, le istantanee in bianco e nero: la foto del Presidente che parla con i suoi sostenitori da un balcone de La Moneda al mattino, quella che ritrae il Presidente con l’elmetto in testa e un fucile in braccio, e la foto delle 14,26, con i militari che portano via dal Palazzo il corpo senza vita di Allende. Il Presidente si uccise con il mitra regalatogli da Fidel Castro. Il suo ultimo discorso prima di morire fu di una straordinaria dignità. Concluse dicendo: “Ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano, perché sarà perlomeno una lezione morale che castigherà l’infamia, la vigliaccheria e il tradimento”. Restammo fino a notte fonda ad ascoltare la radio, sperando -come Touraine- nella resistenza contro i golpisti. Ma era una speranza senza fondamento: una settimana prima del golpe un milione di persone sfilò davanti a Allende per manifestargli appoggio, cinquecento giovani marciarono con passo militare, ma portavano manici di scopa. Nulla poteva fermare la violenza sanguinaria dei militari golpisti.

“Cadimare nascosta”, presentazione fotografica multimediale del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, Cadimare – Sagra dell’anciua, 13 agosto 2013 (2013) (foto Giorgio Pagano)

L’esercito non era solo: aveva l’appoggio di molti imprenditori, di molte corporazioni, dei partiti di destra e del Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Nel 1970 la coalizione dei partiti di sinistra Unitad Popular vinse le elezioni, per la prima volta in Cile fu eletto democraticamente un Presidente socialista. Le reazioni alle riforme della “via cilena al socialismo” -nazionalizzazione del rame e del carbone, riforma agraria, libertà civili- furono da subito violente, fino al golpe dell’11 settembre. Lo stadio di Santiago si riempì di prigionieri. La violazione sistematica dei diritti umani sotto la dittatura di Pinochet ha numeri impressionanti: 3.000 oppositori politici uccisi, 600.000 tra arrestati e torturati, migliaia di persone obbligate all’esilio. Crimini contro l’umanità per i quali il generale cileno non fu mai processato, nonostante il referendum popolare del 1988 che riuscì a deporlo e a riportare faticosamente il Cile sulla strada della democrazia e delle libere elezioni. Alla tirannia politica si aggiunse la tirannia economica: il Cile fu il primo luogo in cui furono messe in pratica le teorie neoliberiste della scuola di Chicago: privatizzazioni, dittatura del “libero mercato”, diseguaglianze feroci.
Ci si deve chiedere perché, in tutto il mondo occidentale e soprattutto in Europa, si conservi una memoria così viva di quei giorni. Certo, per il terrore scatenato da Pinochet. Ma ciò, purtroppo, accomuna il Cile a tanti Paesi del mondo. La verità è che Allende fu protagonista del tentativo di promuovere un socialismo democratico, diverso dai socialismi esistenti. Io mi iscrissi nel 1969, a 15 anni, alla Fgci (la federazione giovanile del Pci) dopo aver ascoltato un suo dirigente nel salone di piazza Mentana -la storica sede del Pci spezzino- sostenere che “se noi lottassimo per un socialismo senza democrazia come quello sovietico o cinese non varrebbe nemmeno la pena di lottare”. Ecco perché vedevamo in quello che accadeva in quel lontano Paese sudamericano qualcosa che era molto importante anche per noi, italiani e europei. Da qui una partecipazione, anche emotiva, molto intensa. Avremmo voluto, potendo, essere accanto agli oltre 50.000 studenti cileni, e di altri Paesi dell’America Latina, che quell’anno avevano dedicato le proprie vacanze alle opere di rimboschimento del nord, dove cade una media di un millimetro annuo di pioggia, e di alfabetizzazione e di cure mediche per i contadini del sud, e di imbrigliamento delle acque, perché laggiù cadono in media tre metri di pioggia all’anno. La mobilitazione della gioventù cilena, socialista, comunista, cristiana, democratica, fu straordinaria per purezza morale e passione civile. Ecco perché ci fu tanto entusiasmo in Europa, a cui seguirono rabbia e tristezza.
La straordinaria memoria di Allende e del Cile vive ancora. Certamente il Governo di Unitad Popular fece molti errori. Fu in una sua parte -quella socialista, ma non certamente Allende, più che quella comunista- estremista nel senso di poco gradualista; questi errori, e le divisioni interne, furono un fattore della sconfitta. Ma rimane la validità della scelta del socialismo democratico, del riformismo gradualista. Il problema è quello di capire le trasformazioni del mondo che cambia rimanendo se stessi, non smettendo cioè di pensare a un’altra forma sociale di convivenza, non più nelle mani esclusive dei ricchi e dei potenti. Il riformismo degli ultimi vent’anni ha invece smesso di pensare un “altrove” più giusto, ed è diventato una semplice variante del pensiero unico neoliberista.
Ripensando a quarant’anni fa, viene in mente quello che ha scritto il filosofo Mario Tronti: “Ho visto che quelli che volevano tutto e subito, alla fine hanno avuto niente e per un tempo lungo che dura ancora. Quelli che, dall’altro lato, manovravano, non abilmente ma cinicamente, nelle pieghe del presente, alla fine si sono ritrovati senza né potere né popolo. E io sono ancora lì a chiedermi dove si può andare a scoprire la misura tra antagonismo e realismo, tra volontà alternativa ed azione efficace”. La sinistra del futuro sarà quella capace di evitare sia il radicalismo estremista che il riformismo subalterno. Ecco perché Salvador Allende ci parla ancora.
Anche a Spezia. La nostra città fu in prima fila nella mobilitazione per il Cile. Ricordo, pochi giorni dopo l’11 settembre, una grande manifestazione, con migliaia di persone e tantissimi giovani, promossa dal Comitato Unitario della Resistenza. Sfilammo da piazza Europa a piazza Cavour, al grido di “Allende Allende il Cile non si arrende” e “Cile libero”. Intervennero il sindaco Varese Antoni, il Presidente della Provincia Angelo Landi e, per il Comitato, il partigiano democristiano Franco Franchini. In seguito ospitammo gli esuli, offrendo loro lavoro e calore umano. Ora sono tutti tornati nel loro Paese, ma non hanno scordato la nostra solidarietà. Organizzammo tante manifestazioni politiche e culturali: con i leader di Unitad Popular, artisti come Sebastian Matta e poi Edoardo “Mono” Carrasco, musicisti come gli Inti Illimani, scrittori come Luis Sepulveda… E intitolammo a Salvador Allende la sala pubblica più frequentata. Davanti al Centro c’è una targa, dedicata al Presidente del Cile popolare. Le istituzioni e le forze politiche e sociali democratiche, l’11 settembre, hanno il dovere di raccogliersi lì, per mostrare che Spezia ha ancora il Cile nel cuore.

lucidellacitta2011@gmail.com

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