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La lezione politica di Nello e Amelio

a cura di in data 26 aprile 2011 – 09:04Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 26  aprile  2011 – L’anniversario dell’Unità  ha accresciuto il senso di appartenenza alla nazione e ha messo in luce il rapporto stretto tra Risorgimento e Resistenza, al centro anche delle manifestazioni del 25 aprile. Rapporto stretto ma anche discontinuità: la Resistenza rappresenta infatti un momento di protagonismo popolare assolutamente unico nella storia nazionale. Tra Risorgimento e Resistenza c’era stato il fascismo, che per un ventennio aveva perseguito con brutalità l’obbiettivo di riplasmare i valori sociali, nel segno dell’obbedienza assoluta allo Stato: per questo la disobbedienza di massa e il rifiuto della guerra che dilagano con il tracollo del fascismo e dopo l’8 settembre, e poi la costruzione di bande partigiane con un forte legame popolare sono un fenomeno del tutto nuovo nella storia nazionale. Mai, come allora, ci fu un così forte desiderio di partecipare alla vita collettiva. Non bisogna rimuovere le contraddizioni della Resistenza, come ha detto al Secolo XIX Nello Quartieri citando il comandante Facio e “la sua morte che vuole verità”. Ma la Resistenza resta un momento epico della lotta per la democrazia e un Paese migliore.
Dire, oggi, le parole dei partigiani è la sfida più bella ma anche la più difficile. Non saremo mai in grado di dirle con la stessa forza dei protagonisti di allora. Chi era alla fiaccolata di Migliarina non scorderà le parole di Amelio Guerrieri, comandante della brigata “Zignago” di Giustizia e Libertà. Amelio ci ha raccontato come i partigiani liberarono la città. I tedeschi e i fascisti avevano minato l’Arsenale, le fabbriche e il porto: alla loro fuga volevano distruggere Spezia. “Spargemmo la notizia -ha rivelato Amelio- che, se i tedeschi avessero fatto saltare quanto minato, alla fine noi, di loro, non avremmo fatto nessun prigioniero”. Il comandante della zona operativa  Mario Fontana dispose che la brigata “Zignago” occupasse Migliarina liberando le carceri, l’ospedale le fabbriche e il porto; che la brigata “Val di Vara” occupasse Aulla, e che tutte le altre brigate attaccassero la Chiappa per poi proteggere l’Arsenale. Ma i partigiani delle SAP in città e gli operai avevano già liberato tutto: i tedeschi erano scappati senza disastrare Spezia. E poi il ricordo più bello: “l’abbraccio continuo che salutò il nostro arrivo”.
Gli incontri con Amelio sono delle lezioni, politiche e di vita. Politiche: lui è uno degli esempi del pluralismo della Resistenza, che non  fu solo comunista. Amelio, seguace del socialismo liberale dei fratelli Rosselli, era del Partito d’Azione. Le tensioni tra comunisti e azionisti non gli impedirono di comandare una brigata con tanti comunisti e di collaborare con  tutte le altre brigate. La sua brigata è anche un esempio dei legami delle bande con i contadini dei monti: “non bisognava -racconta- solo chiedere, ma anche dare loro una mano nel lavoro: per questo ci volevano bene”. E lezioni di vita: innanzitutto il disinteresse personale. Dopo la fiaccolata e l’abbraccio dei presenti, mentre lo accompagnavo, mi ha detto “Avranno mica pensato che volevo mettermi in mostra?”. Oggi si critica, anche a Spezia, la politica dei “personalismi”. L’antidoto è tornare a una concezione della politica in cui contano gli ideali condivisi e non le ambizioni egoistiche.

lontanoevicino@gmail.com

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